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domenica, 07 febbraio 2010

love loss Pictures, Images and Photos


E' veramente strano arrivare ad un punto della propria vita e scoprire di non avere più voglia di amare. Non parlo dell'amore per i  propri cari, i figli, gli amici,  i piccoli animali che rendono più dolci i nostri giorni. No, dico proprio che sono stanca d'amore, di quell'amor che è palpito dell'universo intero, dell'amor che a nullo amato amar perdona, di odi et amo. Ho nella memoria momenti bellissimi, nel presente mani vuote e occhi asciutti e, come dicono i versi di questa bella canzone di Vecchioni,


" Sarà il vento della sera

che mi sfoglia, che mi svela, che mi intride il cuore;

sarà questo rivedere la mia vita

come un grande inimitabile perduto amore;

sarà che mi sento stanca

di pensieri, di parole, di persone e anche di idee,

questo mare che va sempre avanti e indietro

con le sue maree, ma non amo più..."



E


sussurrato da: harielle alle ore 19:32 | Permalink | commenti (3)
categoria:amore, illusioni

giovedì, 28 gennaio 2010
MSF Pictures, Images and Photos 







Di Haiti e della sua povertà parlavamo giusto qualche mese fa, prima del terremoto che ha colpito questa povera isola, io e il mio amico giamaicano: io ascoltavo con le orecchie tese a catturare frammenti di vita e culture lontane da me che non conosco ancora abbastanza, lui narrava con una certa sufficienza, simile a quella che il parente ricco riserva al povero di famiglia.








E si, perchè i Caraibi sono un arcipelago, non solo in senso geografico, ma anche un calderone di diverse influenze e culture. Solitamente gli abitanti dei paesi anglofoni - Jamaica, Dominica, Isole vergini - si sentono diversi e forse un po' superiori rispetto a quelli  dei paesi francofoni come Haiti, Guadeloupe , St. Marteen e Martinique. Entrambi, poi, si reputano molto differenti dagli ispanici di Puerto Rico, Cuba, Repubblica Dominicana.







I loro dialetti sono diversi , si va dal
patwa giamaicano al patois antillano, stesso termine però pronunciato in maniera differente: entrambi gerghi non ufficiali, ma comunemente parlati dagli abitanti, mescolano parole inglesi o francesi ad antiche lingue africane.







Un vero melting pot, con radici e germogli diversi. Forse un dato comune ce l'hanno, ed è la degli abitanti, la loro vena giocosa, e il culto della musica,  intesa come occasione sociale da condividere insieme agli altri. Si balla e si danza per strada, senza vergognarsi, come faremmo noi occidentali.







Reggae e rastafari in Jamaica e Dominica, zouk e compas in Haiti. Sempre il ritmo della vita a scandire le note.







Per Haiti, bella e disperata, questo video dei tempi in cui era povera ma felice:


 





sussurrato da: harielle alle ore 18:55 | Permalink | commenti (6)
categoria:musica, caraibi, haiti, antille

giovedì, 21 gennaio 2010
 

rosarno






Di nuovo, considerate di nuovo



Se questo è un uomo,



Come un rospo a gennaio,



Che si avvia quando è buio e nebbia



E torna quando è nebbia e buio







Che stramazza a un ciglio di strada,



Odora di kiwi e arance di Natale,



Conosce tre lingue e non ne parla nessuna,



Che contende ai topi la sua cena,



Che ha due ciabatte di scorta, 



Una domanda d’asilo,



Una laurea in ingegneria, una fotografia,



E le nasconde sotto i cartoni




Rosarno - casa di immigrati Pictures, Images and Photos




E dorme sui cartoni della Rognetta,



Sotto un tetto d’amianto,



O senza tetto, 



Fa il fuoco con la monnezza,



Che se ne sta al posto suo, 



In nessun posto,



E se ne sbuca, dopo il tiro a segno,



“Ha sbagliato!”, 



Certo che ha sbagliato




 L’Uomo Nero



Della miseria nera,



Del lavoro nero, e da Milano,



Per l’elemosina di un’attenuante



Scrivono grande: NEGRO,



Scartato da un caporale,



Sputato da un povero cristo locale,



Picchiato dai suoi padroni,



Braccato dai loro cani,



Che invidia i vostri cani, 



Che invidia la galera



(Un buon posto per impiccarsi)



Che piscia coi cani,



Che azzanna i cani senza padrone,



Che vive tra un No e un No,



Tra un Comune commissariato per mafia



E un Centro di Ultima Accoglienza


 


Meditate che questo è stato,



Che questo è ora,



Che Stato è questo,



Rileggete i vostri saggetti sul Problema



Voi che adottate a distanza 



Di sicurezza, in Congo, in Guatemala,



E scrivete al calduccio, né di qua né di là, 



Nè bontà, roba da Caritas, nè



Brutalità, roba da affari interni, 



Tiepidi, come una berretta da notte





E quando muore, una colletta



Dei suoi fratelli a un euro all’ora



Lo rimanda oltre il mare, oltre il deserto



Alla sua terra –“A quel paese!”  

 


 

E distogliete gli occhi da questa 



Che non è una donna



Da questo che non è un uomo



Che non ha una donna



E i figli, se ha figli, sono distanti,



E pregate di nuovo che i vostri nati 



Non torcano il viso da voi.




Adriano Sofri


sussurrato da: harielle alle ore 15:32 | Permalink | commenti (4)
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sabato, 16 gennaio 2010

Love Icon Pictures, Images and Photos




 Le relazioni d'amore sono strane e mutevoli.




Potrebbero essere semplici e spontanee, eppure, dopo l'iniziale entusiasmo, si trasformano in una partita a scacchi interminabile.




Oppure in un torneo medievale: se uno dei due contendenti abbassa la guardia, l'altro subito ne trae vantaggio e attacca.




Se ci si allontana, si viene subito cercati. Se si mostra troppo affetto,  il partner dà segni di impazienza.




love guns







Spesso si ha la sensazione di non essere amati per ciò che si è, ma per la rappresentazione che l'altro si è fatto di noi. Di essere, cioè, la donna dello schermo.




Uno schermo fatto di desideri, di fantasie, di aspettative, frustrazioni e pregiudizi.




Non vorrei mai essere un simbolo, una icona, un vessillo. Non so se sono femme fatale o dolce violetta dei campi. So di essere.




Non voglio imparare o applicare regole in amore. Non rispetterei altra regola se non l'amore per l'altro.




E vorrei essere amata per me stessa, per la strana alchimia di mente e corpo che rappresento. E vorrei amare l'altro per ciò che è, e non per ciò che potrebbe essere.




 






sPaRTaN1-_-1 Pictures, Images and Photos

sussurrato da: harielle alle ore 22:26 | Permalink | commenti (6)
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domenica, 10 gennaio 2010
optimism Pictures, Images and Photos




Ogni giorno tutto va di bene in meglio
sussurrato da: harielle alle ore 18:11 | Permalink | commenti (4)
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venerdì, 01 gennaio 2010

 


 ci sono pagine e pagine da scrivere...






pagine nuove da leggere,






nuove albe da attendere,




e tante  emozioni...la vita...   






salento









buon 2010



dall'Angelo


Photobucket
sussurrato da: harielle alle ore 01:06 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, 21 dicembre 2009

 

Dallo stesso deserto,
nella stessa notte,
sempre i miei occhi stanchi si destano
alla stella d'argento,
sempre,
senza che si commuovano i Re della vita,
i tre magi, cuore, anima, spirito.
Quando ce ne andremo di là
dalle rive e dai monti,
a salutare la nascita del nuovo lavoro,
la saggezza nuova,la fuga dei tiranni e dei demoni,
la fine della superstizione,
ad adorare - per primi! - Natale sulla terra!
 

Nicolas Arthur Rimbaud

Photobucket

Cuore rosso AUGURI A TUTTI...SIETE NEL MIO CUORE Cuore rosso

   

E così, Dio scomparso, che voglio averti.
Piccolo cembalo di farina per il neonato.
Brezza e materia unite nell'espressione esatta
per amor della carne che non sa il tuo nome.
E così, forma breve d'inefferabile rumore,
Dio in fasce, Cristo minuscolo ed eterno,
mille volte ripetuto, morto, crocifisso,
dall'impura parola dell'uomo che suda.

DIO IN FASCE
di Federico Garcìa Lorca

sussurrato da: harielle alle ore 20:43 | Permalink | commenti (3)
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giovedì, 17 dicembre 2009
harielle

Essere come il fiume che scorre 
silenzioso nella notte, 
senza temere le tenebre. 
Se ci sono stelle nel cielo, rifletterle. 
E se i cieli si riempiono di nubi, 
così come il fiume, le nubi sono d'acqua; 
riflettere anch'esse, senza timore, 
nelle tranquille profondità.

Paulo Coelho

Photobucket
 
(lo sfondo della foto  in alto rappresenta il fiume Aniene ed è stata scattata da me durante la piena di un anno fa, 14 dicembre 2008)
sussurrato da: harielle alle ore 17:58 | Permalink | commenti (4)
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martedì, 08 dicembre 2009
 

intercultural banner Pictures, Images and Photos

 E' da una vita che per vocazione o per destino, questo non lo so, detesto le ingiustizie e lotto contro di esse, anche nelle vicende quotidiane, fatti apparentemente senza importanza. Ricordo ancora quando abitavo nella città di mare bella e dannata dalla delinquenza, che venne ucciso Jerry Maaslo, un rifugiato di origine sudafricana, in fuga dall'apartheid, venuto in provincia di Napoli a farsi sfruttare dai caporali e da loro ucciso per aver tentato di ribellarsi alla logica delle nuove schiavitù. Al suo funerale c'erano pochi italiani, ma io c'ero, e qualcosa scattò in me, allora ancora studentessa. Vidi per la prima volta il volto mostruoso del razzismo.
 
Nelle mie trasferte al nord da napoletana che si recava lì in vacanza o talvolta in cerca di lavoro, mi capitava di incontrare indigeni  in odore di lega nordica dall'aria apparentemente gentile ed affabile, i quali, per farmi un complimento, a loro dire, mi rivolgevano frasi del tipo: "Non sembra proprio una napoletana, lei, è così perbene". Ci rimanevo sempre male, pensando alla mia nonna che parlava solo napoletano eppure era una persona così saggia, che si era presa cura di me e delle mie sorelle durante la malattia di mia madre, la sua figliastra, e dopo la sua morte era stata una seconda madre per noi.Pensavo anche al quartiere popolare dove lei viveva, in cui c'erano tante persone che tentavano di vivere una vita dignitosa, come nei drammi di Eduardo de Filippo, strette dalla morsa della criminalità, che era già all'epoca così terribile come poi è emersa dopo il libro di Roberto Saviano.
 
 Vesuvio from the Quartieri Spagnoli Pictures, Images and Photos
 
Per lavoro e per amore mi trasferii a Roma dopo la laurea e tra me e la capitale fu colpo di fulmine: lì le persone ti esaltavano se venivi da un'altra città o da un altro Stato, ti chiedevano informazioni, ricette di cucina ed erano curiose di tutto. Nella grande città mi sentivo libera e felice,e dopo qualche anno di lavoro come docente nelle superiori decisi di specializzarmi ancora in mediazione interculturale. Il clima di apertura allo scambio con "lo straniero" però cambiò, e piano piano, anno dopo anno, si cominciò ad avvertire una graduale insofferenza e un inizio di xenofobia.
 
Ai nostri giorni, l'atteggiamento verso gli stranieri e i diversi è spesso caratterizzato da un razzismo strisciante, che si colora non tanto nelle parole ma nei modi di fare. Qualche sera fa, durante un consiglio di classe con i iei colleghi insegnanti, si parlava delle numerose assenze di un nuovo alunno, Andrei, di origine rom (il nome è diverso, naturalmente). Io già conoscevo il ragazzo fin dal primo anno di scuola, avendogli fatto dei corsi di lingua italiana, e ho spiegato ai colleghi che Andrei lavora fino a notte tarda come cameriere per collaborare economicamente con la famiglia, e che sarebbe tornato a scuola presto, appena finito il suo incarico. Alcuni docenti hanno accettato la cosa, altri hanno suggerito di mandarlo via dalle lezioni, avendo superato già il limite del 25% delle assenze introdotto quest'anno dal ministro della cosiddetta pubblica istruzione.Una collega  mentre discutevamo ad un certo punto ha detto : "Ma insomma, stiamo perdendo tempo per un rom, per uno sporco rumeno! Ma mandiamolo via di scuola e non pensiamoci più."
 
Io mi sono alzata e le ho risposto con veemenza: "Davvero credi che un rom valga più di te? Soffri di pregiudizi razziali? Bene, se li hai, sappi che io sono napoletana, e mi sento molto più vicino ai rom che a gente come te. Del resto, dovresti sapere che come insegnante,  funzionario pubblico in una scuola pubblica, devi applicare il principio costituzionale di eguaglianza. E poi - ho aggiunto con una certa malizia - come dice la canzone di Fossati, forse hai ancora nella testa "un maledetto muro": è ora di abbatterlo" . Tra gli imbarazzati silenzi degli altri docenti e delle scuse formali dell'insegnante che aveva proferito le frasi razziste, il consiglio è proseguito, mentre io pensavo a questo ragazzo di 18 anni che vive in una baracca di un campo rom, e il cui sogno è quello di prendere il diploma tra mille difficoltà.
 
Ma il razzismo esiste: quando viene a trovarmi Jesse, chiamiamolo così, il mio amico americano originario dei Caraibi (se non vi ricordate di lui leggete il post La ricerca della felicità) se ci sediamo ad un tavolino per il solito cappuccino che lui ama, ed il caffè per me napoletana sempre A bocca aperta, i camerieri si rivolgono a me con grande sollecitudine e sempre con il LEI, mentre a lui viene sempre rivolto in qualunque luogo il TU. Jesse conosce poco l'italiano, ma io invariabilmente faccio notare la cosa ai gestori e ai camerieri. Qualche volta si scusano, altre volte ci guardano perplessi, come avessi detto una cosa strana. Non importa, dico io, conta il messaggio: una, due, dieci, mille volte dopo, forse capiranno che siamo tutti uguali, che il colore della pelle conta quanto il colore degli occhi, per dirla con il nostro amato Bob Marley. E che straniero non è nessuno, perchè esiste una sola razza: UMANA, e tante cose da imparare dall'altro.
 
 

Culture Pictures, Images and Photos

 

sussurrato da: harielle alle ore 09:44 | Permalink | commenti (5)
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martedì, 08 dicembre 2009
 

intercultural banner Pictures, Images and Photos

 E' da una vita che per vocazione o per destino, questo non lo so, detesto le ingiustizie e lotto contro di esse, anche nelle vicende quotidiane, fatti apparentemente senza importanza. Ricordo ancora quando abitavo nella città di mare bella e dannata dalla delinquenza, che venne ucciso Jerry Maaslo, un rifugiato di origine sudafricana, in fuga dall'apartheid, venuto in provincia di Napoli a farsi sfruttare dai caporali e da loro ucciso per aver tentato di ribellarsi alla logica delle nuove schiavitù. Al suo funerale c'erano pochi italiani, ma io c'ero, e qualcosa scattò in me, allora ancora studentessa. Vidi per la prima volta il volto mostruoso del razzismo.
 
Nelle mie trasferte al nord da napoletana che si recava lì in vacanza o talvolta in cerca di lavoro, mi capitava di incontrare indigeni  in odore di lega nordica dall'aria apparentemente gentile ed affabile, i quali, per farmi un complimento, a loro dire, mi rivolgevano frasi del tipo: "Non sembra proprio una napoletana, lei, è così perbene". Ci rimanevo sempre male, pensando alla mia nonna che parlava solo napoletano eppure era una persona così saggia, che si era presa cura di me e delle mie sorelle durante la malattia di mia madre, la sua figliastra, e dopo la sua morte era stata una seconda madre per noi.Pensavo anche al quartiere popolare dove lei viveva, in cui c'erano tante persone che tentavano di vivere una vita dignitosa, come nei drammi di Eduardo de Filippo, strette dalla morsa della criminalità, che era già all'epoca così terribile come poi è emersa dopo il libro di Roberto Saviano.
 
 Vesuvio from the Quartieri Spagnoli Pictures, Images and Photos
 
Per lavoro e per amore mi trasferii a Roma dopo la laurea e tra me e la capitale fu colpo di fulmine: lì le persone ti esaltavano se venivi da un'altra città o da un altro Stato, ti chiedevano informazioni, ricette di cucina ed erano curiose di tutto. Nella grande città mi sentivo libera e felice,e dopo qualche anno di lavoro come docente nelle superiori decisi di specializzarmi ancora in mediazione interculturale. Il clima di apertura allo scambio con "lo straniero" però cambiò, e piano piano, anno dopo anno, si cominciò ad avvertire una graduale insofferenza e un inizio di xenofobia.
 
Ai nostri giorni, l'atteggiamento verso gli stranieri e i diversi è spesso caratterizzato da un razzismo strisciante, che si colora non tanto nelle parole ma nei modi di fare. Qualche sera fa, durante un consiglio di classe con i iei colleghi insegnanti, si parlava delle numerose assenze di un nuovo alunno, Andrei, di origine rom (il nome è diverso, naturalmente). Io già conoscevo il ragazzo fin dal primo anno di scuola, avendogli fatto dei corsi di lingua italiana, e ho spiegato ai colleghi che Andrei lavora fino a notte tarda come cameriere per collaborare economicamente con la famiglia, e che sarebbe tornato a scuola presto, appena finito il suo incarico. Alcuni docenti hanno accettato la cosa, altri hanno suggerito di mandarlo via dalle lezioni, avendo superato già il limite del 25% delle assenze introdotto quest'anno dal ministro della cosiddetta pubblica istruzione.Una collega  mentre discutevamo ad un certo punto ha detto : "Ma insomma, stiamo perdendo tempo per un rom, per uno sporco rumeno! Ma mandiamolo via di scuola e non pensiamoci più."
 
Io mi sono alzata e le ho risposto con veemenza: "Davvero credi che un rom valga più di te? Soffri di pregiudizi razziali? Bene, se li hai, sappi che io sono napoletana, e mi sento molto più vicino ai rom che a gente come te. Del resto, dovresti sapere che come insegnante,  funzionario pubblico in una scuola pubblica, devi applicare il principio costituzionale di eguaglianza. E poi - ho aggiunto con una certa malizia - come dice la canzone di Fossati, forse hai ancora nella testa "un maledetto muro": è ora di abbatterlo" . Tra gli imbarazzati silenzi degli altri docenti e delle scuse formali dell'insegnante che aveva proferito le frasi razziste, il consiglio è proseguito, mentre io pensavo a questo ragazzo di 18 anni che vive in una baracca di un campo rom, e il cui sogno è quello di prendere il diploma tra mille difficoltà.
 
Ma il razzismo esiste: quando viene a trovarmi Jesse, chiamiamolo così, il mio amico americano originario dei Caraibi (se non vi ricordate di lui leggete il post La ricerca della felicità) se ci sediamo ad un tavolino per il solito cappuccino che lui ama, ed il caffè per me napoletana sempre A bocca aperta, i camerieri si rivolgono a me con grande sollecitudine e sempre con il LEI, mentre a lui viene sempre rivolto in qualunque luogo il TU. Jesse conosce poco l'italiano, ma io invariabilmente faccio notare la cosa ai gestori e ai camerieri. Qualche volta si scusano, altre volte ci guardano perplessi, come avessi detto una cosa strana. Non importa, dico io, conta il messaggio: una, due, dieci, mille volte dopo, forse capiranno che siamo tutti uguali, che il colore della pelle conta quanto il colore degli occhi, per dirla con il nostro amato Bob Marley. E che straniero non è nessuno, perchè esiste una sola razza: UMANA, e tante cose da imparare dall'altro.
 
 

Culture Pictures, Images and Photos

sussurrato da: harielle alle ore 09:33 | Permalink | commenti
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